21 gennaio 2010
Craxi e gli altri.
Noi Italiani siamo un Popolo animato da un forte spirito di fazione.
Lo dice la nostra storia, siamo “geneticamente” fatti così e nessuno può farci niente, siamo dei veri e propri maestri a dividerci sempre su tutto e su tutti.
E da questa nostra particolare attitudine ovviamente sanno trarre il massimo profitto, sempre e comunque per la loro causa, i nostri politici.
Anche sulle vicende di Tangentopoli ed in particolar modo sulla figura di Bettino Craxi, ci siamo divisi in Guelfi e Ghibellini.
Limitando la mia analisi a Craxi, dico che da una parte ci sono coloro che vedono il defunto leader del PSI come la causa di tutte le sciagure di questo Paese, il male fatto persona, il protagonista assoluto di torbide vicende in cui si sono intrecciati i destini di politica, banche, imprese e malavita.
Per costoro Craxi resterà sempre l’emblema della corruzione, una sorta di motore immobile del crimine italiano di quegli anni.
Un uomo che, nella fase discendente della sua parabola politica, è addirittura fuggito via dall’Italia per sottrarsi alla giustizia.
Dall’altra parte invece si schierano coloro che vedono Craxi come una sorta di vittima sacrificale, un innocente messo alla gogna per ridisegnare l’asse politico italiano, un’anima buona che è stata costretta a lasciare il suolo natio perché tanti loschi individui si stavano accanendo contro di lui.
Io credo che entrambe siano letture faziose, poco lucide e soprattutto fuorvianti.
In Italia in quel periodo c’era un “sistema corrotto” e Craxi fu, senza dubbio, uno dei protagonisti di quella fase storica.
E dunque il leader del PSI non fu certo un santo.
Ma Craxi fu in buona compagnia.
Altre persone, come Craxi, furono spregiudicati politici, commisero gli stessi reati di Craxi e ovviamente pagarono un conto salato per le loro azioni.
Ma ci furono anche tanti altri che, pur tenendo la medesima condotta non certo limpida, la fecero completamente franca.
Uomini e donne che, vista la non ostilità del potere giudiziario nei confronti dei loro partiti, al contrario di Craxi non dovettero mai rendere conto del loro operato.
(Per quel che riguarda alcuni partiti le vicende giudiziarie servirono solo per fare ordine interno e magari le manette fecero la loro comparsa solo per togliere di mezzo qualche personaggio scomodo, dirimendo così inutili beghe tra le varie correnti).
Insomma, se si voleva fare davvero giustizia e non spianare la strada a qualcuno, con Tangentopoli si sarebbe dovuta scrivere una storia completamente diversa.
Del resto uno dei dogmi nella gestione della cosa pubblica negli anni della cosiddetta Prima Repubblica, fu la parola ”Consociativismo”.
Le varie forze politiche, al di là delle scaramucce di facciata da dare in pasto all’opinione pubblica, governarono tutte insieme appassionatamente e soprattutto si spartirono la “torta” nel modo migliore per tutti.
In piccolo ricordo che nel mio Comune, quando c’era un concorso pubblico, i politici locali riuscivano sempre a far andare le cose nel modo che piaceva ai più.
Se c’erano da sistemare tre persone, una la designava la DC, una il PSI e una il PCI.
Se i posti disponibili erano due magari si litigava un po’, nei momenti di più acuta tensione cadeva la Giunta, ma alla fine dei giochi si cadeva sempre tutti in piedi.
La stessa cosa avveniva per i lavori pubblici.
Ovviamente io credo che dappertutto le cose, in quel particolare periodo, funzionassero come nel mio Comune.
Prima di concludere mi permetto di citare un nutrito gruppo di persone per cui non ho una particolare ammirazione.
Mi riferisco a quei politici di professione e a quei normali cittadini che, ai tempi di Tangentopoli, militavano orgogliosamente nei partiti messi alla gogna dalla fazione giustizialista e oggi invece militano altrettanto orgogliosamente, è superfluo dirlo, nello schieramento opposto e hanno preso la brutta abitudine di dire peste e corna di coloro che venti anni fa difendevano a spada tratta contro tutto e contro tutti.
Ma torniamo a Bettino Craxi.
Craxi dunque non fu un innocente perseguitato, quanto piuttosto uno dei tanti colpevoli, ma purtroppo per noi non tutti, a cui la giustizia chiese di render conto del proprio operato.
Una giustizia che fu tremendamente arbitraria, spudoratamente di parte e che usò spesso procedure palesemente incostituzionali e lesive dei diritti dei cittadini e della dignità umana: tintinnio delle manette per estorcere le confessioni; irruzioni delle forze dell’ordine in abitazioni private, nel cuore della notte, con il mitra in mano, per prelevare padri di famiglia dei quali, ovviamente a distanza di molti anni, è stata provata la più assoluta innocenza; interminabili e molto spesso crudeli interrogatori nel corso dei quali, grazie a pratiche alquanto discutibili, le persone, dopo ore di assoluto silenzio, all’improvviso diventavano tremendamente loquaci e, come per incanto, facevano il nome giusto.
Ovviamente non bisogna tralasciare il ruolo di certa stampa e di certi giornalisti che in quegli anni sapevano il da farsi già prima dei giudici e ai giudici medesimi organizzavano la giornata lavorativa.
Una stampa che fu brava ad alimentare il risentimento delle masse popolari nei confronti del tiranno.
Ma a quel tempo, per esprimere l’ostilità ai cattivi, si usavano le monetine.
Oggi invece si usano le statuette.
Speriamo che non sia perché con la Lira eravamo tutti più ricchi.
Francesco.
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