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L’autorevolezza di chi non brandisce autorità!






"Non vogliate negar l'esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".











"Migliaia, milioni di individui lavorano,
producono e risparmiano nonostante
tutto quello che noi possiamo inventare
per molestarli, incepparli, scoraggiarli.
È la vocazione naturale che li spinge;
non soltanto la sete di guadagno.
Il gusto, l’orgoglio di vedere
la propria azienda prosperare,
acquistare credito, ispirare fiducia
a clientele sempre più vaste,
ampliare gli impianti,
costituiscono una molla di  progresso
altrettanto potente che il guadagno.
Se così non fosse,
non si spiegherebbe come ci siano imprenditori
che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali
per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti
di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente
ottenere con altri impieghi".

(L.Einaudi).





Le Frasi che fanno sobbalzare.

Il ricordo della felicità non è più felicità, il ricordo del dolore è ancora dolore. (G.Byron).


"Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi". (L.Longanesi).


"Perchè il male trionfi è sufficiente che gli uomini di buona volontà non facciano nulla".
(Edmund Burke).


"Il capitalismo è un'ineguale distribuzione della ricchezza.
Il comunismo un'eguale distribuzione della povertà".
(Anonimo).


"Dicono che ci siano due posti dove il comunismo funziona: in cielo, dove non ne hanno bisogno, e all'inferno, dove ce l'hanno gia'".
(R.Reagan).


"Possono, perchè credono di potere".
(Virgilio, Eneide).


"Per liberale non intendo una persona che simpatizzi per un qualche partito politico, ma semplicemente un uomo che dà importanza alla libertà individuale ed è consapevole dei pericoli inerenti a tutte le forme di potere e di autorità". (K.Popper).


"La libertà di pensiero è più forte della tracotanza del potere”.
 (Giordano Bruno).



"Il nemico più scaltro
non è colui
che ti porta via tutto,
ma colui che
lentamente ti abitua
a non avere più nulla".
(La leggenda
di Beowulf". Film.).


 

La democrazia è due lupi e un agnello che votano su cosa mangiare a pranzo.
La libertà è un agnello bene armato che contesta il voto. (B.Franklin).





Le Battaglie importanti.













 









Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 




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La Bacheca.



5 febbraio 2010

Geometrie italiane.



Puntata di Annozero del 4 febbraio 2010.

Fine considerazione di Marco Travaglio che fa notare che non è proprio la stessa cosa portare una escort a Palazzo Grazioli e cenare con un funzionario del Sisde.

Si sta parlando di Berlusconi, D’Addario, Contrada e Di Pietro.

Detta così non fa una piega.

Il problema è che la storia continua.

La D’Addario entra a Palazzo Grazioli come escort e ne esce come candidata riempi-lista alle elezioni, nelle quali ovviamente viene trombata.

A destra insomma, in un modo o nell'altro, la trombano sempre.

Tuttavia la D’Addario entra nelle grazie dello staff di Annozero e, come per incanto, la sua popolarità subisce un’impennata stratosferica.

Prima viene accolta in trasmissione come una primadonna.

Poi pubblica addirittura un libro.

E le sue geometrie impazziscono.

Da donna a 90° ad artista a 360°.

Per dirla trigonometricamente: da escort su un letto a "pi-greco" mezzi  a co-autrice di un libro letto da mezza Italia.

Passiamo a Bruno Contrada.

Quella sera Bruno Contrada è un uomo dei Servizi Segreti.

Per Travaglio non c’è niente di male che il magistrato più famoso di Mani Pulite sia a cena con i Servizi Segreti di Italia e Usa.

Non c’è niente di male, ovvio.

Tuttavia si tratta di pur sempre di un evento di una certa importanza.

Verrebbe quasi da pensare che potenzialmente quelle persone fossero impegnate a fare qualcosa di molto importante.

Tutto nella legalità.

Ovviamente.

Per cui non si capisce l’irritazione di Di Pietro per la pubblicazione di una foto in cui ci sono persone che non stanno facendo niente di male.

Del resto non si vedono escort.

I maligni (io ne ho trovato addirittura uno del PD che ho citato nel precedente post) fanno notare che Contrada, pochi giorni dopo, finisce nei guai.

Ma a noi di quella vicenda non ce ne importa niente.

Restiamo garantisti.

E certe volte siamo talmente garantisti che ci restano diversi dubbi anche dopo le sentenze definitive.

Aggiungo che, nella medesima puntata di Annozero, Felice Cavallaro, cioè il giornalista che ha pubblicato la foto maledetta, ha precisato, secondo me dimostrando un coraggio da leoni, che lui ha diversi dubbi sulla colpevolezza di Bruno Contrada.

La cosa si fa interessante.

E forse si spiegano anche tante strane irritazioni di tanti illustri personaggi.

Per concludere faccio una battuta.

Molte volte quelli di Annozero mi assomigliano a un Re Mida.

Ma a un Re Mida che non trasforma le cose in oro, bensì in qualcosa di molto meno nobile.

Ovviamente non vi dico di cosa si tratta.

Questo perché il mio amico Alessandro mi ha insegnato che non è bello riempire il blog di parolacce.

 

Francesco.




3 febbraio 2010

Cene luculliane.

 


Stimolato dalle sollecitazioni di un mio contatto di Facebook stamani mi sono divertito a vedere come i vari blog hanno trattato lo scoop del Corriere della Sera sulla famosa cena in cui sedevano allo stesso tavolo Bruno Contrada e Antonio Di Pietro.

Devo dire che la notizia, come era prevedibile, non ha lasciato indifferenti i naviganti.

In tante persone hanno dedicato almeno un post all’argomento.

Tuttavia c’è un blog che mi ha colpito più degli altri.

E questo per diversi motivi.

Innanzitutto per la bravura  del curatore del blog medesimo che sulla losca vicenda ha scritto un post fatto molto bene e ricco di informazioni.

Inoltre si deve anche dare atto al blogger di aver fatto uno scoop.

Infatti all’articolista non è sfuggito che uno degli uomini in foto è un mafioso.

Per quel che ne so io questo particolare non lo aveva colto nessuno.

Personalmente poi sono stato colpito dalla severità con cui il gestore del blog ha trattato la presenza di Antonio Di Pietro a quel tavolo con tanta gente così poco raccomandabile.

Una severità per molti versi davvero ingiustificata, parola di uno che non ha mai avuto una particolare simpatia per Antonio di Pietro.

Inoltre va anche dato atto a chi ha scritto l’articolo di non aver lasciato dubbi sul fatto che l’arresto di Contrada a distanza di pochi giorni da quell’allegra cena in compagnia, getta parecchie ombre sulla reputazione e sull’operato di Di Pietro.

Ma dal mio punto di vista, il bello deve ancora venire.

Dopo aver letto tutto d’un fiato l’articolo su Di Pietro e Contrada (è lui il mafioso,), mi sono letto anche altri articoli del blog e mi sono soffermato anche a dare un occhiata ai vari link presenti nel blog, alle foto, al profilo dell’autore e a tutto il resto.

Devo dire che il proprietario della pagina web è uno scrittore talentuoso, tremendamente documentato, preciso e serio.

E secondo me si tratta anche di un uomo dotato di una grande ironia.

Infatti blogger che dimostra una severità inaudita nei confronti dell’ex magistrato più famoso d’Italia vorrebbe diventare uno sportivo ed eccellere nel lancio del cavalletto e anche avere un’arma in grado di abbattere l’elicottero del Premier quando questo gli passa sopra la testa.

Ma soprattutto il bravo scrittore è un elettore del PD e un simpatizzante di Repubblica, Cuore e Rainews 24.

E questo devo dire che mi ha davvero sorpreso.

Come foto per arricchire il mio post ho scelto un quadro di Francisco Goya che si intitola “Saturno che divora i suoi figli”.

Spero che l’immagine che ho scelto non sia una fotografia reale degli attuali rapporti tra Di Pietro e il PD.

Ma, da quel che si legge  su alcuni blog vicini al secondo partito italiano, oserei dire che sono davvero molto lontani i tempi in cui Di Pietro divenne Senatore nel Mugello proprio per quel partito che ora si chiama PD.
  

Francesco.




29 gennaio 2010

Giornale mio, quanto mi costi?

 


In poco tempo è aumentato il prezzo di altri quotidiani.

Dal primo di gennaio una copia del Corriere della Sera costa 1 Euro e 20 Centesimi.

Dal 25  serve la stessa cifra per acquistare dall’edicolante di fiducia L’Unità.

Sono davvero dei furboni gli editori italiani.

La loro strategia è infallibile.

Tutte le volte che sentono che le loro tasche sono un po’ vuote, la prima cosa che fanno è quella di chiedere ulteriori sacrifici ai loro lettori.

E di tanto in tanto propongono questi inopportuni aumenti di prezzo.

Allo stato attuale delle cose la stragrande maggioranza dei quotidiani italiani costa 1,2 Euro, quasi 2324 Lire ragionando con il vecchio conio.

Dal mio punto di vista si tratta di una cifra inarrivabile, un sacrificio davvero grande per le mie tasche.

Quando vengono decisi tali aumenti i cittadini sono costretti a mettersi sulla difensiva e da questa situazione di incertezza deriva quasi sempre un'inevitabile flessione delle vendite dei giornali medesimi.

Ma quel punto scatta  la seconda fase della spietata strategia degli editori.

Gli editori iniziano a piangere e a battere cassa.

E lo Stato, in nome della democrazia e del pluralismo dell’informazione, asseconda le loro richieste e concede generosi finanziamenti  ai vari giornali, ovviamente con i soldi degli Italiani.

Alla fine dei giochi i vari giornali, pur vendendo meno, guadagnano di più.

E quasi tutti sono felici e contenti.

Fino al prossimo aumento.

 

Francesco.




21 gennaio 2010

Craxi e gli altri.

 


Noi Italiani  siamo un Popolo animato da un forte spirito di fazione.

Lo dice la nostra storia, siamo “geneticamente” fatti così e nessuno può farci niente, siamo dei veri e propri maestri a dividerci sempre su tutto e su tutti.

E da questa nostra particolare attitudine ovviamente sanno trarre il massimo profitto, sempre e comunque per la loro causa, i nostri politici.

Anche sulle vicende di Tangentopoli ed in particolar modo sulla figura di Bettino Craxi, ci siamo divisi in Guelfi e Ghibellini.

Limitando la mia analisi a Craxi, dico che da una parte ci sono coloro che vedono il defunto leader del PSI come la causa di tutte le sciagure di questo Paese, il male fatto persona, il protagonista assoluto di torbide vicende in cui si sono intrecciati i destini di politica, banche, imprese e malavita.

Per costoro Craxi resterà sempre l’emblema della corruzione, una sorta di motore immobile del crimine italiano di quegli anni.

Un uomo che, nella fase discendente della sua parabola politica, è addirittura fuggito via dall’Italia per sottrarsi alla giustizia.

Dall’altra parte invece si schierano coloro che vedono Craxi come una sorta di vittima sacrificale, un innocente messo alla gogna per ridisegnare l’asse politico italiano, un’anima buona che è stata  costretta a lasciare il suolo natio perché tanti loschi individui si stavano accanendo contro di lui.

Io credo che entrambe siano letture faziose, poco lucide e soprattutto fuorvianti.

In Italia in quel periodo c’era un “sistema corrotto” e Craxi fu, senza dubbio, uno dei protagonisti di quella fase storica.

E dunque il leader del PSI non fu certo un santo.

Ma Craxi fu in buona compagnia.

Altre persone, come Craxi, furono spregiudicati politici, commisero gli stessi reati  di Craxi e ovviamente pagarono un conto salato per le loro azioni.

Ma ci furono anche tanti altri che, pur tenendo la medesima condotta non certo limpida, la fecero completamente franca.

Uomini e donne che, vista la non ostilità del potere giudiziario nei confronti dei loro partiti, al contrario di Craxi non dovettero mai rendere conto del loro operato.

(Per quel che riguarda alcuni partiti le vicende giudiziarie servirono solo per fare ordine interno e magari le manette fecero la loro comparsa solo per togliere di mezzo qualche personaggio scomodo, dirimendo così inutili beghe tra le varie correnti).

Insomma, se si voleva fare davvero giustizia e non spianare la strada a qualcuno, con Tangentopoli si sarebbe dovuta scrivere una storia completamente diversa.

Del resto uno dei dogmi nella gestione della cosa pubblica negli anni della cosiddetta Prima Repubblica, fu la parola ”Consociativismo”.

Le varie forze politiche, al di là delle scaramucce di facciata da dare in pasto all’opinione pubblica, governarono tutte insieme appassionatamente e soprattutto si spartirono la “torta” nel modo migliore per tutti.

In piccolo ricordo che nel mio Comune, quando c’era un concorso pubblico, i politici locali riuscivano sempre a far andare le cose nel modo che piaceva ai più.

Se c’erano da sistemare tre persone, una la designava la DC, una il PSI e una il PCI.

Se i posti disponibili erano due magari si litigava un po’, nei momenti di più acuta tensione cadeva la Giunta, ma alla fine dei giochi si cadeva sempre tutti in piedi.

La stessa cosa avveniva per i lavori pubblici.

Ovviamente io credo che dappertutto le cose, in quel particolare periodo, funzionassero come nel mio Comune.

Prima di concludere mi permetto di citare un nutrito gruppo  di persone per cui non ho una particolare ammirazione.

Mi riferisco a quei politici di professione e a quei normali cittadini che, ai tempi di Tangentopoli, militavano orgogliosamente nei partiti messi alla gogna dalla fazione giustizialista e oggi invece militano altrettanto orgogliosamente, è superfluo dirlo, nello schieramento opposto e hanno preso la brutta abitudine di dire peste e corna di coloro che venti anni fa difendevano a spada tratta contro tutto e contro tutti.

Ma torniamo a Bettino Craxi.

Craxi dunque non fu un innocente perseguitato, quanto piuttosto uno dei tanti colpevoli, ma purtroppo per noi non tutti, a cui la giustizia chiese di render conto del proprio operato.

Una giustizia che fu tremendamente arbitraria, spudoratamente di parte e che usò spesso procedure palesemente incostituzionali e lesive dei diritti dei cittadini e della dignità umana: tintinnio delle manette per estorcere le confessioni; irruzioni delle forze dell’ordine in  abitazioni private, nel cuore della notte, con il mitra in mano, per prelevare padri di famiglia dei quali, ovviamente a distanza di molti anni, è stata provata la più assoluta innocenza; interminabili e molto spesso crudeli interrogatori nel corso dei quali, grazie a pratiche alquanto discutibili, le persone, dopo ore di assoluto silenzio, all’improvviso diventavano tremendamente loquaci e, come per incanto, facevano il nome giusto.

Ovviamente non bisogna tralasciare il ruolo di certa stampa e di certi giornalisti che in quegli anni sapevano il da farsi già prima dei giudici e ai giudici medesimi organizzavano la giornata lavorativa.

Una stampa che fu brava ad alimentare il risentimento delle masse popolari nei confronti del tiranno.

Ma a quel tempo, per esprimere l’ostilità ai cattivi, si usavano le monetine.

Oggi invece si usano le statuette.

Speriamo che non sia perché con la Lira eravamo tutti più ricchi.

 

Francesco.




19 gennaio 2010

L'uomo che visse due volte.

 


Quando ho saputo della lettera di Napolitano alla vedova di Bettino Craxi, mi è venuto subito in mente il titolo da dare al post che avrei scritto sull'argomento: “L’uomo che visse due volte”.

Ed in effetti Giorgio Napolitano sembra aver vissuto davvero due volte.

Una prima volta da funzionario del partito comunista italiano e una seconda volta da Presidente della Repubblica.

E quanta distanza tra le due vite dell’attuale inquilino del Quirinale.

Nella prima vita Napolitano applaudì convintamente quando i carri armati sovietici invasero l’Ungheria.

Invece da Presidente della Repubblica Napolitano è tornato sulla questione per stigmatizzare l’atteggiamento tenuto dai Russi in quel lontano 1956.

Inoltre, sempre nella prima vita, Giorgio Napolitano non spese nemmeno una parola per manifestare la sua personale solidarietà a Craxi o quantomeno ai suoi familiari, non ebbe nulla da eccepire sulla condotta del suo partito che sulla demonizzazione di Craxi e degli altri governanti della Prima Repubblica costruì la propria fortuna politica e, come gli altri membri del partito comunista italiano, cavalcò silenziosamente il vento favorevole di Tangentopoli.

Invece, da alcuni passaggi dell’accorata lettera del Presidente della Repubblica ad Anna Maria Moncini, traspare una partecipazione forte e sincera alle vicende umane e politiche del Leader del PSI.

Un sentimento davvero molto lontano dalla forte ostilità che i comunisti manifestarono sempre a Bettino Craxi.

Per evitare fraintendimenti ribadisco che Giorgio Napolitano, per la sua condotta seria ed ineccepibile è, senza ombra di dubbio, il Presidente della Repubblica che ho apprezzato di più.

(Per motivi anagrafici in questa mia personale analisi ho tenuto conto solo di Pertini, Cossiga, Scalfaro, Ciampi e Napolitano).

 

Francesco.




11 gennaio 2010

Il dramma dell'immigrazione italiana.

 


Prendo spunto dalla rivolta di Rorarno di Calabria per esporre alcune considerazioni personali sull’immigrazione italiana.

L’immigrazione italiana, è inutile girarci intorno, è sempre avvenuta in un contesto di assoluta incertezza e di drammatica precarietà.

E purtroppo questo stato di cose è stato favorito anche dall'atteggiamento dello Stato Italiano.

Infatti il fatto che da noi gli stranieri arrivino spontaneamente ci ha permesso di evitare tutti quei costi che deriverebbero da politiche immigratorie basate su seri e rigorosi accordi bilaterali stipulati con i Paesi di origine dei nostri immigrati e allo stesso tempo ci ha consentito di infischiarcene di tutti gli altri costi e di tutte le altre implicazioni legate ad una più seria e scrupolosa determinazione della qualità e anche della qualità dei flussi migratori.

E dunque perché pagare ciò che si può avere gratis e in quantità illimitata?

E soprattutto perché farsi scrupoli legati a motivazioni politiche, economiche e sociali?

Insomma nel corso degli anni  i nostri governanti,  per quel che riguarda l'immigrazione, si sono potuti  permettere la più cinica e spietata indifferenza.

Ma secondo me si è trattato di un calcolo tremendamente sbagliato.

Infatti questa incertezza assoluta alla lunga porterà ad una situazione tremendamente esplosiva.

E Rosarno ci dice già qualcosa di interessante al riguardo.

Ma ora mi soffermo su coloro che hanno vantaggi da un’immigrazione spontanea, ma anche precaria, incerta e per niente tutelata.

Il fatto di confrontarsi con soggetti deboli è un vantaggio innanzitutto per i molti datori di lavoro disonesti che in questo modo possono reclutare manodopera sottopagata e che non pone particolari problemi.

L’incertezza poi è un vantaggio per la malavita che può utilizzare queste persone per i suoi disegni criminali.

Ma la mia personale lista dei “cattivi” non finisce qui.

Infatti mi sembra evidente che, oltre alla malavita e a tanti imprenditori senza scrupoli, da questo stato di cose traggono indubbi benefici anche tutti i “professionisti della bontà”.

Mi riferisco a tutte quelle associazioni, laiche e religiose, che noi contribuenti paghiamo profumatamente per assistere queste orde di disperati che arrivano in Italia.

L’incertezza provocata da questo fenomeno drammatico inoltre non dispiace nemmeno agli opposti estremismi, i quali sono bravi a cavalcare gli eventi per avere una certa visibilità.

L’estremismo di sinistra percepisce questi disperati come quell’elemento disgregatore che prima o poi  gli consentirà di rialzare la testa.

Invece gli estremisti di destra sono abili ad alimentare l’avversione di ampi strati della popolazione nei confronti degli immigrati e a presentarsi come gli unici che possono riportare ordine e sicurezza.

Il tutto poi è facilitato dalla cecità della Chiesa Cattolica che, molto probabilmente, vede l’immigrazione come un "affare" non solo economico ma anche spirituale e anche dall’ipocrisia delle organizzazioni sindacali che strumentalizzano la disperazione per ritagliarsi un posto al sole nel teatrino della politica.

In questo mio “libro nero” spero di non aver dimenticato qualcuno.

Concludendo dico che per far sì che l’immigrazione diventi, come è auspicabile, una risorsa per il nostro Paese, bisogna smetterla di assecondare il cinismo, la cecità e anche l’ipocrisia di tanti soggetti che hanno guardato e guardano all’immigrazione medesima come ad un mezzo per realizzare i propri interessi particolari.

E’ giunto il momento di cominciare ad affrontare il problema tenendo conto dei tantissimi interessi collettivi coinvolti e non solo degli interessi privati dei furbi, dei potenti e dei privilegiati di questo Paese.

Solo con politiche serie, lungimiranti e rigorose si potrà evitare che episodi come quello di Rosarno in futuro diventino la normalità.

 

Francesco.



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